Ambiente Ibleo – Portale ambientalista del Sud-Est Siciliano


Trafficanti di apparenze. Il sistema Montante tra segreti e rifiuti

Posted in Articoli,Biogas Zimmardo,Video by admin on 29 Gennaio 2020

L’inchiesta sul sistema Montante a Caltanissetta svela interessi del leader di Confindustria Sicilia nella gestione del ciclo dei rifiuti. Conferma il ruolo del servizi. Diversi 007 italiani appaiono tra gli indagati. Vi mostriamo per la prima volta le immagini della discarica di Siculiana. Il reportage di Pino Finocchiaro –
See more at: RAINEWS 24

Commenti disabilitati su Trafficanti di apparenze. Il sistema Montante tra segreti e rifiuti

Piante “mangia-smog” per pulire l’aria malata

Posted in Articoli by admin on 29 Gennaio 2020

Ogni ettaro di paulownia, spiegano gli esperti di Coldiretti Padova, è in grado di assorbire dalle 28 alle 32 tonnellate di anidride carbonica all’anno, il tutto con la possibilità di ricavare un legno leggerissimo e al tempo stesso resistente ed elastico dopo cinque-sei anni“.

campo di paulowna


Spiega Massimo Bressan, presidente di Coldiretti Padova: «Da un paio d’anni stiamo lavorando per costruire una rete d’impresa di produttori di paulownia, anzitutto per realizzare una filiera del legno, prodotto ideale per costruire mobili, arnie, ma anche arredi per le navi, considerato il peso ridotto, insieme a stoviglie alternative alla plastica. I numerosi e grandi fiori di questa pianta dal terzo anno possono contribuire a produrre fino a 5 quintali di miele per ettaro, con beneficio anche per le api che si trovano in un ambiente non contaminato perché questa pianta non richiede trattamenti fitosanitari. A questo si aggiunge la capacità delle piante di assorbire molta anidride carbonica fin dai primi mesi di vita, grazie alle gigantesche foglie che possono arrivare a misurare ben 80 centimetri. Attualmente nella nostra regione la paulownia viene coltivata su una superficie di poco più di 200 ettari, di cui 50 a Padova, ma le potenzialità per far crescere la filiera ci sono tutte, a patto che le aziende siano adeguatamente sostenute a livello finanziario, come per le altre coltivazioni, attraverso incentivi ad hoc per incrementarne la produzione. Vanno pertanto gli strumenti adeguati per agevolare il più possibile questa coltivazione che non richiede cospicui investimenti iniziali e che può costituire, per molte imprese, un interessante integrazione al reddito».“

Continua: Padova Oggi

Commenti disabilitati su Piante “mangia-smog” per pulire l’aria malata

Bruciano rifiuti in area industriale di Modica: denunciati

Posted in Articoli by admin on 28 Gennaio 2020

I Carabinieri della Stazione di Marina di Modica, impegnati tutto l’anno nel contrasto ad ogni forma di illegalità, hanno concentrato nell’ultimo periodo le proprie attenzioni nella zona industriale Asi di contrada Fargione. L’altro giorno hanno individuato all’interno del piazzale di un’azienda impegnata nella commercializzazione di prodotti ittici, due soggetti intenti a bruciare ingenti quantitativi anche di rifiuti plastici e reti da pesca, oggetti che una volta incendiati hanno generato grave inquinamento ambientale e olezzi nauseabondi che avevano invaso l’intera zona produttiva.
Al termine dell’operazione che si è svolta sabato mattina, giornata in cui i due soggetti ritenevano che potessero agire indisturbati, i militari hanno deferito in stato di libertà un uomo di Scicli, di 49 anni ed tunisino, di 57 anni, per i reati di getto pericoloso di cose ed attività di gestione di rifiuti non autorizzata. … continua su RTM

Commenti disabilitati su Bruciano rifiuti in area industriale di Modica: denunciati

Legambiente si spacca sull’ impianto di biogas a Bellamagna

Posted in Articoli,Biogas Zimmardo,Comunicati Stampa by admin on 19 Gennaio 2020

Il progetto di un impianto di biogas nel Ragusano ha aperto una frattura in Legambiente. Così grande da portare il circolo “a valata” di Pozzallo allo scioglimento, per dissensi sulla linea regionale dell’associazione ambientalista. L’impianto che dovrebbe sorgere in contrada Zimmardo-Bellamagna, a pochi chilometri dal centro di Pozzallo, ma in territorio di Modica, ha messo uno contro l’altro i due comuni. E non solo.
“Pur comprendendo e ribadendo l’importanza dell’utilizzo di fonti energetiche alternative, il loro sviluppo e la loro incentivazione – si legge in una nota del circolo pozzallese – siamo tuttavia convinti che l’installazione di un impianto di tal genere non possa ignorare l’eventuale impatto, e non solo visivo, che esso provocherebbe laddove ubicato. Per questo riteniamo quantomeno inopportuna la realizzazione di un impianto di biogas, come quello in questione, in prossimità di un nucleo abitativo di 20mila abitanti”. Una posizione che cozza con quella di Legambiente regionale che si era espressa positivamente per l’apertura dell’impianto, definendo strategico il ricorso al biogas come fonte rinnovabile….. continua su Repubblica

Legambiente Pozzallo

Pozzallo: il Circolo “a valata” molla gli ormeggi per incompatibilità di vedute con Legambiente nazionale.

Il Circolo Legambiente “a valata” di Pozzallo, nelle scorse settimane, ha avuto occasione di esprimere ripetutamente, nelle sedi appropriate, il proprio disaccordo nei confronti della posizione di Legambiente relativa all’impianto di biogas da realizzarsi a Zimmardo-Bellamagna, a ridosso dell’abitato di Pozzallo.

La scelta del sito, a 800 metri dal confine con il nostro Comune e a 19 chilometri da Modica (non “tra Modica e Pozzallo” come da più parti scritto quasi a far intendere una rassicurante ed indolore equidistanza tra i due Comuni), rappresenta il punto sul quale si addensano le maggiori perplessità.

Pur comprendendo e ribadendo l’importanza dell’utilizzo di fonti energetiche alternative, il loro sviluppo e la loro incentivazione, siamo tuttavia convinti che l’installazione di un impianto di tal genere non possa ignorare l’eventuale impatto, e non solo visivo, che esso provocherebbe laddove ubicato. Per questo riteniamo quantomeno inopportuna la realizzazione di un impianto di biogas, come quello in questione, in prossimità di un nucleo abitativo di 20mila abitanti, peraltro in una zona residenziale e turistica che potrebbe essere fortemente penalizzata da eventuali problemi di malfunzionamento e/o cattiva manutenzione. Quel complesso, nella migliore delle ipotesi lascerebbe una vistosa ed indelebile cicatrice nel paesaggio circostante.

La nostra città, ancora una volta, è vittima di scelte proditorie e scellerate, operate da amministratori del comune di Modica, da politici e da imprenditori per nulla sensibili alle esigenze e alle problematiche di una intera popolazione. L’“accerchiamento” subito dal nostro territorio, con gli effetti negativi causati dalle pluriennali emissioni tossiche del cementificio, dai fumi della ferriera e dal forte impatto ambientale della zona industriale, sembra non aver mai fine.

Siamo altresì convinti che tra i compiti e le missioni di una associazione ambientalista vi sia anche quello di tener conto delle giuste e motivate istanze che provengono dai cittadini che essa stessa intende tutelare e rappresentare, senza per questo lasciarsi suggestionare o influenzare dal clima dominante o da comode ed opportunistiche prese di posizione. Tra i componenti del Circolo c’è chi, da sempre, è abituato a combattere e lottare controcorrente, incurante del fatto di essere in netta minoranza e per questo pronto anche a pagare di persona e subire boicottaggio ed isolamento, a livello umano e professionale.

La DELOCALIZZAZIONE dell’impianto rimane, dunque, PRIORITARIA e FONDAMENTALE per i soci e per il direttivo del Circolo “a valata”.

Tale posizione è stata però valutata come incompatibile con quella ufficiale di Legambiente.

Essendo comunque determinati a difendere e portare avanti la nostra linea, ma, nello stesso tempo, non intendendo infrangere le regole dell’Associazione, così come ci è stato restituito dai vertici di Legambiente, riteniamo più opportuno liberarci dal vincolo associativo. Questa decisione, presa all’unanimità, è frutto di una ponderata e serena discussione all’interno del gruppo, scevra da qualsiasi motivazione polemica ed esclusivamente mirata al raggiungimento di un preciso obiettivo: NO BIOGAS A BELLAMAGNA.

Per i motivi sopraesposti il circolo Legambiente “a valata” Pozzallo, riunito in assemblea, in data 11 gennaio 2020 comunica lo scioglimento dello stesso. Fonte Official page Facebook

Commenti disabilitati su Legambiente si spacca sull’ impianto di biogas a Bellamagna

Legambiente? “Una lobby economico-politica”. L’accusa degli altri ambientalisti

Posted in Articoli by admin on 19 Gennaio 2020

Scontri con gli altri ambientalisti. E liti in casa propria 
Nel 2010 Exalto è stata tra i promotori insieme ad Azzero CO2 di un progetto per installare un mega impianto fotovoltaico su 26 ettari di terreno a Cutrofiano, in provincia di Lecce. L’iniziativa aveva avuto l’appoggio di Legambiente, ma alla fine non se ne è fatto più nulla per l’opposizione di alcuni comitati ambientalisti locali e di Italia Nostra. Quello di Cutrofiano non è il solo scontro tra Legambiente e altre organizzazioni ambientaliste. Dissidi che a volte si sono consumati all’interno della stessa onlus. Come nel 2008, quando tutti i soci del circolo di Legambiente di Carovigno (Brindisi) si sono dimessi, dopo aver denunciato la trasformazione dell’associazione in “una multiservizi buona per ogni attività” e la mancanza di democrazia interna. Un destino seguito due anni più tardi dal circolo di Milano Ovest, che tra l’altro ha accusato i vertici di non consentire un dibattito interno adeguato su una tematica complessa come quella del fotovoltaico su terreni agricoli. Peggio è andata al circolo di Manciano (Grosseto), che per le sue battaglie contro gli impianti di fotovoltaico industriale in Maremma nel 2011 è stato addirittura espulso dall’associazione verde.

Le fonti rinnovabili, appunto. Legambiente le appoggia senza se e senza ma, anche a danno del paesaggio sostengono altre associazioni e comitati ambientalisti, come la già citata Italia Nostra e la Rete della Resistenza sui Crinali, attiva soprattutto in Toscana ed Emilia Romagna per contrastare lo sviluppo indiscriminato dell’eolico, che si sono battute contro progetti in cui Legambiente ha giocato un doppio ruolo. Come nel caso del consigliere nazionale dell’associazione ambientalista Lorenzo Partesotti, che con la sua Solaris negli anni scorsi si è speso invano per la costruzione di un impianto su monte dei Cucchi, sull’Appennino Bolognese, contando su uno studio di impatto ambientale realizzato niente meno che da Ambiente Italia, società partecipata da alcuni dirigenti di Legambiente. Dinamica analoga in Toscana, dove Cecilia Armellini da un lato era tra i vertici della onlus verde, dall’altro si muoveva a favore della Carpinaccio srl per ottenere l’approvazione di progetti eolici.

“La dirigenza nazionale di Legambiente ha dimostrato uno zelo eccessivo nella condiscendenza verso impianti industriali di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili fino a teorizzare il teorema dell’eolico senza se e senza ma – accusa il coordinatore della Rete della Resistenza sui Crinali Alberto Cuppini -. Tale zelo rischia di portare a potenziali conflitti di interesse”. Signorini di Italia Nostra difende molte sezioni locali dell’associazione ambientalista, che “svolgono azioni positive contro il consumo del territorio. Ma – aggiunge – i vertici fanno parte di una vera e propria lobby legata ai poteri economici e al mondo politico, con potenziali e gravi conflitti di interesse. Per noi invece il paesaggio va tutelato, è la nostra ricchezza. Non può pertanto essere straziato in nome delle energie rinnovabili improduttive”……continua su il Fatto Quotidiano

Commenti disabilitati su Legambiente? “Una lobby economico-politica”. L’accusa degli altri ambientalisti

Relazione semestrale della Dia: preoccupante aumento dei crimini ambientali

Posted in Articoli by admin on 17 Gennaio 2020

Crimini ambientali in “preoccupante estensione” – I crimini ambientali sono “in preoccupante estensione” poiché coinvolgono “trasversalmente, interessi diversificati” e va ad “interferire sull’ambiente e sull’integrità fisica e psichica delle persone, ledendone la qualità della vita”. La gestione illegale dei rifiuti, dicono gli analisti della Direzione investigativa antimafia, “è purtroppo in costante espansione ed oggi appare ancor più superfluo affermare quanto essa rappresenti uno dei settori di maggiore interessi per le organizzazioni criminali, attratte da profitti esponenziali e di difficile misurazioni”. Ma se questo è possibile non è solo colpa dei mafiosi: “Nei reati connessi al traffico illecito dei rifiuti si intrecciano condotte illecite di tutti i soggetti che intervengono nel ciclo, dalla raccolta allo smaltimento: non solo elementi criminali, ma anche imprenditori ed amministratori pubblici privi di scrupoli“…….continua su Il Fatto Quotidiano

Commenti disabilitati su Relazione semestrale della Dia: preoccupante aumento dei crimini ambientali

La procura di Palermo indaga sul piano regionale dei rifiuti mai approvato

Posted in Articoli by admin on 9 Gennaio 2020

L’indagine che ha portato all’arresto del “re” dell’eolico e del faccendiere vicino alla Lega nata da un giro di mazzette per facilitare gli iter che dovevano portare all’approvazione di progetti in materia di biometano, ha portato all’apertura di un nuova costola. “Restiamo a completa disposizione dei pm per chiarire eventuali dubbi su questo fondamentale strumento per la Sicilia”, dice l’assessore regionale all’Energia….continua su Il Fatto Quotidiano

Commenti disabilitati su La procura di Palermo indaga sul piano regionale dei rifiuti mai approvato

Impianto Biogas, montano i dubbi e le proteste

Posted in Articoli,Biogas Zimmardo,Comunicati Stampa,Video by admin on 26 Novembre 2019
Il Sindaco di Pozzallo Dr Roberto Ammatuna

Il Sindaco di Pozzallo Dr Roberto Ammatuna in contrada Zimmardo Bellamagna sui luoghi dove dovrebbe sorgere l’impianto di biogas, rappresenta tutto il suo disappunto per il grave sgarbo istituzionale ricevuto, con l’approvazione del progetto in totale silenzio, dal Sindaco di Modica e la sua Amministrazione. La città di Pozzallo si è mobilitata al suo fianco e promette che si opporrà in tutte le sedi ed i modi consentiti dalla legge a questo scellerato progetto. Il Sindaco inoltre si opporrà al Presidente della Regione ed affiancherà “ad adiuvandum” i ricorsi al TAR di Catania che sono già stati presentati.

“Ci sono parecchi interrogativi che dovranno essere chiariti in merito alla realizzazione dell’impianto di biometano di contrada Zimmardo Bellamagna, al confine fra il comune di Modica e quello di Pozzallo”: lo dichiara la deputata regionale del Movimento 5 Stelle di Ragusa, Stefania Campo, che si inserisce nel dibattito che mercoledì, alle ore 18, sarà affrontato in un’apposita ‘seduta aperta’ del Consiglio comunale, a palazzo San Domenico a Modica, che segue la prima seduta aperta del consiglio comunale di Pozzallo, piuttosto partecipata, e nel corso di cui il sindaco Roberto Ammatuna ha confermato le barricate contro l’impianto, che, pur ricadendo in territorio di Modica, è nei fatti a ridosso della cittadina marinara.

“Iniziamo col dire – evidenzia Stefania Campo – che non possiamo accettare che venga costruito un impianto con queste caratteristiche a soli 700 metri da un centro abitato, in questo caso si tratta del centro di Pozzallo. La legge regionale n. 9 del 2010 prevede, infatti, al comma 3 dell’articolo 17 che le opere per la realizzazione degli impianti necessari alla gestione integrata dei rifiuti, possono essere ubicate anche in zone classificate agricole purché distino almeno tre chilometri dal perimetro del centro abitato. La norma non contiene però alcun riferimento agli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, soprattutto quando questi, per dimensioni e capacità produttive, sono equiparabili a veri e propri impianti industriali. Una lacuna che stiamo cercando di colmare con un apposito emendamento alla nuova legge sui rifiuti, che aumenta altresì a 5 km la distanza di questi impianti dai centri abitati, dai parchi e dalle riserve nazionali e regionali, dalle aree archeologiche e paesaggistiche, dai Siti di Importanza Comunitaria (SIC), dalle aree designate quali Zone Speciali di Conservazione (Zsc) e dalle Zone di Protezione Speciale (Zps).

La localizzazione degli impianti dovrebbe infatti rispondere a criteri di distribuzione omogenea fra i territori comunali e presupporre una preventiva, reale, stima del carico ambientale tollerabile dal contesto territoriale in cui l’opera è localizzata, in modo da evitare, peraltro, la concentrazione di un numero eccessivo di impianti di smaltimento dei rifiuti in una medesima area. Ricordo che il progetto già approvato si sviluppa su di un’area di poco inferiore agli otto ettari e prevede, negli elementi più invasivi: la costruzione ex novo di un locale ufficio, e per civile abitazione, sviluppato su 2 piani di circa 500 mc, la realizzazione di 7 vasche di lavorazione con una larghezza di 26/32 metri e un’altezza di 8 metri, un distributore di gasolio, un sistema di desolforazione con 2 torri alte 13 metri, una torre di emergenza di 10 metri ed un sistema di espulsione dell’off – gas che sarà costituito da un camino alto circa 12,5 m per garantire la dispersione in atmosfera dei gas di scarico”.

“La norma che abbiamo pensato – aggiunge ancora la parlamentare – potrebbe di certo tutelare sia la zona archeologica dell’area agricola in questione, già sottoposta a due vincoli per la necropoli di Bellamagna e per gli insediamenti rupestri nella contigua contrada Cava Gisana, che il centro abitato del comune di Pozzallo che disterebbe, appunto, solo 700 metri da questo nuovo mega impianto. In ogni caso sussistono non pochi dubbi sulla procedura seguita per autorizzare l’impianto. A nostro avviso sarebbe stato più opportuno seguire quella ordinaria disciplinata dal d.lgs. 152/2006, e dunque il rilascio della Valutazione d’Impatto Ambientale da parte dell’ Assessorato regionale Territorio e Ambiente ed eventualmente dell’Autorizzazione Integrata Ambientale da parte dell’Assessorato regionale Energia e Rifiuti. Invece, nel caso di Modica, si è ricorsi alla procedura abbreviata, che prevede l’Autorizzazione Unica Ambientale del Libero Consorzio Comunale e il Provvedimento Unico del Suap, basandosi esclusivamente sulla capacità produttiva media dell’impianto riportata nel progetto, e cioè 499 standard metri cubi/ora, non a caso il limite per richiedere la procedura semplificata ai sensi dell’art 6 d.lgs. 28/2011. Il dubbio è: ‘Chi controllerà che questo impianto produrrà, sempre, non più di 499 metri cubi/ora di metano? Possiamo dirci convinti che sia ragionevole dubitare di questo dato di produzione? Perché, altrimenti, non calibrare la produzione su numeri diversi? Si può ritenere una sorta di escamotage per intraprendere un iter autorizzativo più celere e snello? Ce lo domandano, in tanti, con insistenza”.

La deputata, continua, facendo emergere le possibili competenze regionali: “La Regione sicuramente utilizzando l’ordinaria procedura di Via, avrebbe preso in considerazione sia i vincoli archeologici che la pochissima distanza dal centro urbano del comune limitrofo dando un parere più congruo alle reali caratteristiche del territorio. Non vogliamo pensare che la procedura abbreviata sia stata volutamente intrapresa per evitare le valutazioni tecniche della Regione. Contrada Bellamagna, tra l’altro, è stata già oggetto, nel recente passato, di pesanti contenziosi per il progetto di un kartodromo e in tempi più recenti era rimbalzata nuovamente ai fatti di cronaca perché sono stati più volte denunciati degli stranissimi avvelenamenti di alberi; ‘strani’ un anno fa, sicuramente un po’ meno adesso”. Stefania Campo, infine, evidenzia che “Un atto con il quale la soprintendenza ai beni culturali di Ragusa, venuta a conoscenza del progetto dell’impianto, ha chiesto al Comune di Modica di venire convocata alla ‘conferenza di servizi’ organizzata per l’emissione dell’autorizzazione. Ma il Comune – conclude la Campo – non ha mai proceduto alla convocazione della stessa soprintendenza”.

Corriere di Ragusa

Coordinamento cittadino di Fratelli d’Italia Modica

“Per una comunità, avere imprenditori facoltosi che vogliono investire, creare posti di lavoro e contribuire in maniera determinante allo sviluppo socio economico del territorio, in questi tempi è senza ombra di dubbio una fortuna, quasi una rarità. Tuttavia, quando entra in gioco la consapevolezza di quello che si rappresenta per il territorio, si tende, spesso, a ritenere che tutto sia dovuto e che il diritto legittimo di fare coincida sempre con i confini giuridici che ne disciplinano l’esercizio, senza mai porsi la domanda se questi confini intaccano il diritto di singoli o della comunità. Il tutto dovuto è ancora più incisivo quando dall’altra parte, nello specifico la politica, che dovrebbe essere più riflessiva e meno interessata ai profitti dei privati e più ai possibili disagi della collettività, asseconda questa tendenza fino a dare l’impressione o, comunque, creare il dubbio di un atteggiamento tipico di una reciproca connivenza più marcata rispetto a quella fisiologica e tollerata dal sistema. Ciò si manifesta, se si tiene conto delle dinamiche politiche generatesi a Modica negli ultimi tempi, in maniera inequivocabile, nella vicenda dell’impianto per la produzione di biometano che sorgerà a Modica in contrada Zimmardo Bellamagna, area di pregio paesaggistico e a ridosso della comunità Pozzallese, della ridente frazione di Marina di Modica e dove insistono diverse imprese agrituristiche.

Cosa può significare un impianto industriale, perché di questo si parla viste le dimensioni, che già di per sé è qualificato dalle normative quale attività insalubre, allocato in un’area come questa? Dall’atto autorizzatorio si comprende senza errate interpretazioni quanto complesso e delicato sia il processo di trasformazione in energia del materiale conferibile, quanta attenzione si debba prestare per preservare il paesaggio e la qualità delle falde acquifere. E quanta sull’impatto nel territorio ricadente nel sito in riferimento a tutte le strutture occorrenti al funzionamento, avendo riguardo alla viabilità, allo stoccaggio e alla costruzione della condotta per immettere il prodotto nella rete. Di particolare rilievo è la raccomandazione relativa all’emissione dei cattivi odori, che impone al titolare controlli affinché essi non superino i livelli stabiliti dalla legge. Questa raccomandazione rappresenta la certificazione che l’impianto comunque emetterà dei cattivi odori che si propagheranno nell’aria e che solo il vento ne determinerà la direzione.

Ci chiediamo come l’amministrazione non abbia tenuto conto, considerato che questa estate, a seguito di vibrate proteste dei villeggianti, sono state emanate ordinanze sindacali di divieto di spargimento di fertilizzanti nelle aree a ridosso di Marina di Modica. Che danno potrebbe arrecare l’impianto, che comunque immettera’ nell’area cattivi odori, al turismo balneare e ai residenti di Marina di Modica e di Pozzallo? Potenzialmente molto e sufficiente a mettere in ginocchio l’economia turistica e a creare disagi ai residenti.
Riteniamo che la classe imprenditoriale e la politica dovrebbero sempre coinvolgere la comunità in progetti di questa portata e decidere insieme l’allocazione di un impianto di questo tipo. Nessuno è contro l’impianto, nessuno potrebbe rinunciare ad un’opportunità per il futuro del proprio territorio. Una soluzione condivisa che avrebbe eliminato il potenziale rischio di compromettere un’area di pregio paesaggistico, la sicurezza ambientale, e soprattutto la serenità della comunità interessata, sarebbe venuta fuori.
Per Fratelli d’italia, che rimane favorevole alla produzione di energia green e alla costruzione dell’impianto, occorre una riflessione sulla ubicazione dell’insediamento produttivo non ritenendo idonea e potenzialmente pericolosa, per i motivi evidenziati, quella individuata dall’azienda titolare della concessione”.

Commenti disabilitati su Impianto Biogas, montano i dubbi e le proteste

Raj Patel, il pollo fritto ed il capitalismo

Posted in Articoli,Varie by admin on 20 Novembre 2019

Raj Patel (Londra, 1972) è un economista, accademico e giornalista inglese, studioso della crisi alimentare mondiale e attivista. È inoltre riconosciuto come il più autorevole rappresentante della filosofia della condivisione.
«Porre fine alla fame non è semplicemente una questione di far crescere più cibo, ma di coltivare la democrazia».

Nel suo libro I padroni del cibo, Raj Patel scrive che, nonostante sulla Terra si produca più cibo che in qualsiasi epoca del passato, circa 800 milioni di persone soffrono la fame. Nello stesso tempo circa un miliardo di persone è sovrappeso, soggetto per questo a malattie cardiache e diabete.
Le due categorie degli affamati e degli obesi sarebbero il prodotto delle “catene di montaggio” che trasportano il cibo dai campi alle tavole. “Le multinazionali che ci vendono il cibo, interessate esclusivamente al profitto, influenzano e impongono il modo in cui mangiamo e in cui pensiamo al cibo.”
Secondo Patel è quindi necessario avviare un’indagine che scopra “le vere cause della carestia in Asia e in Africa e dell’epidemia mondiale di suicidi tra gli agricoltori.” Esistono oggi dei movimenti organizzati che suggeriscono un modo di coltivare, allevare e alimentarsi sostenibile dal punto di vista ambientale e socialmente più equo.

Nel suo secondo libro, Il valore delle cose e le illusioni del capitalismo, l’autore esamina in modo critico i dogmi dell’economia liberista, dopo aver constatato che i prezzi dei beni sono oggi sistematicamente distorti, e che il mercato non riesce più a valutare equamente il valore del lavoro.
Da Wikipedia, l’enciclopedia libera

Nel suo ultimo libro individua un simbolo di questo sistema alimentare sbagliato: il pollo fritto del fast food. Un cibo che racchiude, nel modo in cui è prodotto e consumato, «l’inganno del capitalismo». Che cosa significa?
«Il capitalismo è un sistema che non paga i suoi conti. Uso questo esempio per mostrare che sarebbe impossibile avere una crocchetta di pollo, un cibo economico, con poche proprietà nutritive e che proviene da una filiera altamente industrializzata, senza distruggere la natura, sfruttare gli animali, i lavoratori e le loro famiglie e facendo guadagnare i soliti noti».
Ma se scelgo di non mangiare al fast food, posso ritenermi fuori da questo circolo vizioso?
«È facile capire come i cibi lavorati e confezionati possano diventare emblema di un sistema sbagliato, meno immediato trovarne le tracce nei cibi freschi. Eppure, basta pensare che gli agricoltori, oltre a essere tra i lavoratori meno pagati del mondo, sono anche i più esposti a questo inganno. Uno scioccante studio mostra che i figli dei raccoglitori di fragole della California hanno un quoziente intellettivo inferiore di sette punti rispetto alla media, perché le loro madri sono state esposte ai pesticidi. Abbiamo danneggiato questi lavoratori generazione dopo generazione, e ora il risultato qual è? Che le fragole sono rosse e perfette, geometricamente progettate, pronte per essere comprate e mangiate».
di Francesca Gambarini Corriere della Sera

Commenti disabilitati su Raj Patel, il pollo fritto ed il capitalismo

Ricorso al TAR avverso l’impianto di Biometano a Zimmardo-Bellamagna

Posted in Articoli,Biogas Zimmardo by admin on 18 Novembre 2019

E’ stato notificato al Comune di Modica il Ricorso al Tar presentato dal Consorzio Stradale Bellamagna Zimmardo e dai rappresentanti delle comunità di Bosco Pisani, Danieli, Pozzallo, Bellamagna, Zimmardo, Marina di Modica in riferimento all’impianto di biometano che dovrebbe sorgere in contrada Zimmardo Bellamagna (foto). “Molti i punti controversi nel progetto non convincono a detta dei proponenti – si legge nella nota inviata alla nostra redazione – a cominciare dalla totale assenza della Sovrintendenza nel procedimento di autorizzazione di un impianto che ricade in area comunque vincolata e che ricadrebbe addirittura, secondo la Vas del Comune di Modica, parzialmente in esso. Tra l’altro l’industria in oggetto è stata giustamente classificata dal Suap come insalubre e, considerando l’esistenza di varie abitazioni nelle immediate vicinanze dell’impianto, le norme di cui sopra appaiono disattese nel processo di valutazione che ha portato all’emissione dell’autorizzazione da parte dell’amministrazione del Comune di Modica, anche in relazione al fatto che – chiude la nota – l’area dell’impianto si localizza al limite di una linea di faglia che confluisce nel sistema idrico potabile di Marina di Modica ed ad un sistema idrogeologico particolarmente delicato”. … continua su Corriere di Ragusa

Commenti disabilitati su Ricorso al TAR avverso l’impianto di Biometano a Zimmardo-Bellamagna

Impianti a Biogas: a chi conviene?

Posted in Articoli,Biogas Zimmardo,Pubblica Evidenza by admin on 27 Ottobre 2019


C’è molta confusione sulla reale tipologia di questi impianti e sulle ricadute ambientali. Facciamo chiarezza.

L’idea della produzione di biogas è nata per valorizzare i rifiuti reflui, le deiezioni animali, gli scarti dell’industria e per valorizzare e sfruttare a pieno questo materiale in un’ottica di economie circolari

Esistono centrali di tre tipi a) a biomasse solide (legno, cippato, paglia, ecc.), sono impianti tradizionali con forno di combustione della biomassa solida, caldaia che alimenta una turbina a vapore accoppiata ad un generatore. b) a biomasse liquide (oli vari: palma, girasole, soia,ecc.); sono impianti, alimentati da biomasse liquide (oli vegetali, biodiesel), costituiti da motori accoppiati a generatori (gruppi elettrogeni). c) a biogas ottenuto da digestione anaerobica (utilizzando vari substrati: letame, residui organici, mais o altro). Da tener presente che una centrale a biogas con colture dedicate può ricorrere legalmente anche alla Forsu (frazione organica rifiuti solidi urbani) in base al DL n°387 del 29/12/2003 e alla sentenza del Consiglio di Stato Sez. V n°5333 del 29/07/2004.

Il digestato è un rifiuto (codice CER: 190600-03-04-05-06).
Il gas captato dalle vasche di fermentazione viene immesso in centrali a gas con motori con potenza solitamente inferiore a 1MW elettrico, dove per mezzo della combustione produce energia elettrica e calore.

A chi servono queste centrali?
Servono agli imprenditori che realizzano l’opera, per beneficiare di generosi incentivi statali previsti per le “fonti rinnovabili”. Senza incentivi statali verrebbe meno la ragione economica principale di questa attività. In ogni caso è possibile ritenere che la generalizzata propensione alle centrali a biomassa e biogas rientra anche in una più generale prospettiva di riutilizzo di queste centrali per il trattamento di rifiuti. Infatti, la frazione organica dei rifiuti solidi urbani (Forsu) è equiparata alle biomasse con decreto ministeriale. Facile prevedere che una volta costruite queste centrali, invece di essere alimentate con biomasse agricole, di cui l’Italia non dispone e che hanno un costo sempre maggiore, potranno essere alimentate con Forsu, il cui costo di smaltimento è già una prima fonte di redditività. Il conferimento della Forsu vale da 80 a 110 €/t, il verde circa 60 €/t e i fanghi da depurazione circa 90 €/t.

Le centrali a biomasse possono bruciare qualsiasi tipo di combustibile secco e purtroppo in molti casi è stato accertato che in queste centrali venivano inceneriti illegalmente anche altri prodotti (immondizia, plastica, gomma). Inoltre il Decreto Ministeriale (DM 6 luglio 2012 “nuovi incentivi alle rinnovabili”) ha introdotto la possibilità di alimentare le centrali a biomassa anche con Combustibile Solido Secondario (CSS) cioè il rifiuto secco trattato. Quindi è purtroppo possibile “per decreto” bruciare lecitamente i rifiuti in questo tipo di impianti.

Esiste anche un rischio microbiologico nella digestione anaerobica. Escherichia coli e Salmonella non sono abbattute completamente ma solo a livelli “accettabili” mentre nel caso dei fanghi di depurazione c’è un patogeno, Shigella, che alberga solo nell’intestino umano e che non è per nulla abbattuta nei biodigestorianaerobici. Nel caso di impianti che trattano anche fanghi di depurazione di acqua fognarie questo è un grave problema.

Questi e altri agenti patogeni sono stati rilevati nei digestati da diversi studi e ciò può rappresentare un rischio contaminazione nel caso di utilizzo di questo compost su terreni coltivati. Oltre a queste motivazioni la fitotossicità del digestato è stata attribuita all’elevata concentrazione di azoto ammoniacale che caratterizza tutti i digestati da digestione anaerobica e non solo quelli derivati da trattamento dei fanghi di depurazione.

La digestione anaerobica inoltre produce percolato e scarti non compostabili che devono a loro volta essere smaltiti come rifiuti speciali pericolosi e disposti in discarica.

Il termine “bio” viene utilizzato per attribuire una valenza positiva e “naturale” a questo tipo di impianti in modo da poterli ascrivere al mondo della cosiddetta “green economy”. La mistificazione del linguaggio, in questo caso, è strumentale ad una politica di proliferazione di queste tecnologie sotto l’ombrello dell’ecologia e del rispetto della natura.
Il termine “bio” significa vita, crediamo che questi impianti di vita non ne dispensino affatto.

Il docente universitario ( Danilo Conti, medico all’ospedale Maggiore di Lodi ) fa un esempio su tutti per spiegare gli effetti nocivi sulla salute: «Una centrale di biogas lavora per oltre 8mila ore l’anno, sarebbe come se per la Muzza di Cornegliano transitassero ogni giorno 600mila vetture con marmitta Euro 4». Le alte emissioni prodotte da queste centrali capaci di bruciare alte quantità di materiale organico per produrre energia oltre a liberare nell’aria polveri sottili, emanano ossidi d’azoto, ozono e altre molecole inquinanti. «Il danno alla salute — assicura il dottor Conti — è molteplice perché agli effetti diretti degli ossidi d’azoto (Nox), come le malattie respiratorie, si devono sommare quelli dell’ozono e del particolato fine che possono causare infarti e altre patologia cardiocircolatorie, oltre al cancro al polmone».

Da quanto esposto sorgono spontanee due considerazioni: la prima che dietro l’etichetta BIO chi promuove questi impianti ha spesso le carte in regola per partecipare al ricchissimo business del trattamento dei rifiuti; la seconda che i cittadini pagano quindi più volte: con i soldi per gli incentivi, con le tasse per lo smaltimento dei rifiuti e con la salute il proliferare di questi impianti.

Fonti:

http://www.salutepubblica.net/linganno-del-biogas/
https://www.ilgiorno.it/lodi/cronaca/2014/03/02/1033091-biogas-effetti-nocivi.shtml
http://www.eco-magazine.info/news/4195/altro-che-energia-rinnovabile-le-centrali-biomasse-sono-un-affare-solo-per-chi-le-fa.html

Commenti disabilitati su Impianti a Biogas: a chi conviene?

Impianto di Biometano in c.da Zimmardo Bellamagna a Modica

Posted in Articoli,Biogas Zimmardo,Pubblica Evidenza by admin on 20 Ottobre 2019

E’ stata emesso dal VII settore SUAP ed Att. Prod. (di cui all’art. 7 del DPR 07.09.2010) del Comune di Modica in data 08.08.2019 tramite la procedura del provvedimento unico n 32 (di cui all’art. 13 del DM 10.09.2010) il permesso per la realizzazione di “impianto di produzione di biometano con produzione media di circa 499 standard metri cubi ora” in contrada Zimmardo Bellamagna alla società Biometano Ibleo srl.

Il progetto approvato, che si sviluppa su di un’area di poco meno di otto ettari, prevede, negli elementi più invasivi; la costruzione ex novo di un locale ufficio e per civile abitazione sviluppato su 2 piani di circa 500 mc (locale utilities*) e la realizzazione di 7 vasche di lavorazione di larghezza 26/32 metri per un’altezza di 8 metri. Un distributore di gasolio, un sistema di desolforazione con 2 torri alte 13,20 metri, una torre di emergenza di 10 metri ed un sistema di espulsione dell’off – gas che sarà comunque costituito da un camino alto circa 12,5 m che garantirà la dispersione in atmosfera dei gas di scarico.

(*)All’interno dell’impianto si prevede di realizzare un locale utilities, nel quale troveranno alloggio le apparecchiature per la gestione e controllo dell’intero impianto, un laboratorio, un magazzino, i servizi igienico-sanitari ed un alloggio per il custode. L’edificio verrà realizzato con struttura in cemento armato portante, tamponamenti in laterizio intonacati e manto di copertura in lamiera di alluminio preverniciato. All’interno dei locali sono previsti impianto elettrico e di illuminazione.

L’intervento autorizzato con il presente atto è da considerare di pubblica utilità, indeferibilità ed urgenza.

Commenti disabilitati su Impianto di Biometano in c.da Zimmardo Bellamagna a Modica
« Previous PageNext Page »