Strategie per l’eliminazione dei rifiuti
Come è ben noto, le principali strategie per eliminare i rifiuti ed i residui prodotti dalle attività umane sono tre:
l’incenerimento, il collocamento in discarica ed il riciclaggio. Queste tre pratiche possono coesistere e non devono essere considerate, pertanto, come assolutamente alternative. Hanno tuttavia una diversa sostenibilità e con oculate scelte in ambito politico si può favorire l’una o l’altra pratica e conseguentemente orientare le decisioni tecniche necessarie. Ognuna delle strategie sopra considerate presenta vantaggi e svantaggi, che saranno più o meno evidenti anche in relazione agli ambiti ed alla scala prescelti per le valutazioni operate.
L’incenerimento sembra essere una tecnologia pulita ad una prima analisi, e sembra consentire un buon recupero energetico poiché dopo una iniziale fornitura per l’innesco, il processo di incenerimento si autoalimenta ed è in grado, almeno teoricamente, di produrre energia. Ad una sostanziale riduzione del volume dei rifiuti infatti, non si accompagna, però, una pari riduzione della loro massa. Ad esempio, nel caso dei rifiuti solidi urbani (RSU), circa un terzo del peso iniziale viene trasformato in scorie inorganiche contenenti materiali inerti e nocivi che devono a loro volta essere eliminati. Inoltre, non può essere trascurato il rischio di inquinamento dovuto all’emissione in atmosfera di composti nocivi organici, come ad esempio la diossina, od inorganici come i composti del cadmio e del mercurio; altri metalli innocui, come il cromo trivalente, vengono trasformati quantitativamente nella forma esavalente che è assai più pericolosa per gli organismi viventi e l’ambiente. E’ possibile porre in atto degli accorgimenti che risolvono almeno in parte , alcuni di questi inconvenienti, ma che hanno lo svantaggio di aumentare i costi del processo di incenerimento. L’emissione di diossina può essere ridotta significativamente innalzando la temperatura di combustione fino a 1200-1300 ° C, mentre l’emissione di metalli pesanti può essere controllata mediante i fumi di ciminiera. L’acqua utilizzata per il lavaggio deve però essere avviata a depurazione e i fanghi che se ne ottengono possono arrivare a contenere concentrazioni di metalli pesanti tali da impedirne l’uso in agricoltura.
Con il collocamento in discarica i rifiuti vengono eliminati senza apparente difficoltà accumulandoli in aree appositamente individuate. Il volume distribuito può essere utilizzato per rimodellare la superficie delle aree stesse (come nel caso del riempimento di cave o miniere a cielo aperto) le quali possono quindi essere destinate ad usi più nobili o redditizi, ad esempio per scopi ricreativi.
Il più comune ostacolo deriva dalla limitata disponibilità delle superfici adatte, che provoca come prima conseguenza l’elevato costo di questa forma di smaltimento. In genere i rifiuti non trovano collocazione nelle aree dove vengono prodotti e devono essere trasportati, a volte per lunghe distanze, con conseguente aggravio di costi e con potenziali rischi di inquinamento. I rifiuti collocati in discarica subiscono inoltre una lente evoluzione che, nel corso degli anni, provoca fenomeni di assestamento, con variazioni di volume, emissioni di gas verso l’atmosfera nel breve periodo e di lisciviazione di percolati potenzialmente pericolosi nel medio e nel lungo periodo. Tutto questo richiede l’adozione di una serie di precauzioni e di controlli per molti anni che contribuiscono ad aumentare i costi.
Il riciclaggio è la tecnologia che previene l’esistenza dei rifiuti in quanto tali. Il riciclaggio trasforma un materiale che può divenire un rifiuto, se il suo possessore se ne vuole sbarazzare, in un materiale utile o perfino in un prodotto quotato in borsa! Pertanto tale tecnologia appare attualmente come l’unica totalmente sostenibile.
La strategia del riciclaggio richiede il più alto grado di competenze professionali ed una saggia politica sui rifiuti dovrebbe promuovere e finanziare la formazione di queste competenze. Il riciclo, attraverso il processo di compostaggio dei residui organici fermentescibili riduce, trasformandoli, molte categorie di rifiuti ed è questo il motivo per cui tale processo è di grande importanza per la collettività .
Fabio Tittarelli, Anna Benedetti, Paolo Sequi
Da “Fondamenti di biologia applicata all’agricoltura” ed. Edagricole Bologna 1998