Raj Patel, il pollo fritto ed il capitalismo
Raj Patel (Londra, 1972) è un economista, accademico e giornalista inglese, studioso della crisi alimentare mondiale e attivista. È inoltre riconosciuto come il più autorevole rappresentante della filosofia della condivisione.
«Porre fine alla fame non è semplicemente una questione di far crescere più cibo, ma di coltivare la democrazia».
Nel suo libro I padroni del cibo, Raj Patel scrive che, nonostante sulla Terra si produca più cibo che in qualsiasi epoca del passato, circa 800 milioni di persone soffrono la fame. Nello stesso tempo circa un miliardo di persone è sovrappeso, soggetto per questo a malattie cardiache e diabete.
Le due categorie degli affamati e degli obesi sarebbero il prodotto delle “catene di montaggio” che trasportano il cibo dai campi alle tavole. “Le multinazionali che ci vendono il cibo, interessate esclusivamente al profitto, influenzano e impongono il modo in cui mangiamo e in cui pensiamo al cibo.”
Secondo Patel è quindi necessario avviare un’indagine che scopra “le vere cause della carestia in Asia e in Africa e dell’epidemia mondiale di suicidi tra gli agricoltori.” Esistono oggi dei movimenti organizzati che suggeriscono un modo di coltivare, allevare e alimentarsi sostenibile dal punto di vista ambientale e socialmente più equo.
Nel suo secondo libro, Il valore delle cose e le illusioni del capitalismo, l’autore esamina in modo critico i dogmi dell’economia liberista, dopo aver constatato che i prezzi dei beni sono oggi sistematicamente distorti, e che il mercato non riesce più a valutare equamente il valore del lavoro.
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Nel suo ultimo libro individua un simbolo di questo sistema alimentare sbagliato: il pollo fritto del fast food. Un cibo che racchiude, nel modo in cui è prodotto e consumato, «l’inganno del capitalismo». Che cosa significa?
«Il capitalismo è un sistema che non paga i suoi conti. Uso questo esempio per mostrare che sarebbe impossibile avere una crocchetta di pollo, un cibo economico, con poche proprietà nutritive e che proviene da una filiera altamente industrializzata, senza distruggere la natura, sfruttare gli animali, i lavoratori e le loro famiglie e facendo guadagnare i soliti noti».
Ma se scelgo di non mangiare al fast food, posso ritenermi fuori da questo circolo vizioso?
«È facile capire come i cibi lavorati e confezionati possano diventare emblema di un sistema sbagliato, meno immediato trovarne le tracce nei cibi freschi. Eppure, basta pensare che gli agricoltori, oltre a essere tra i lavoratori meno pagati del mondo, sono anche i più esposti a questo inganno. Uno scioccante studio mostra che i figli dei raccoglitori di fragole della California hanno un quoziente intellettivo inferiore di sette punti rispetto alla media, perché le loro madri sono state esposte ai pesticidi. Abbiamo danneggiato questi lavoratori generazione dopo generazione, e ora il risultato qual è? Che le fragole sono rosse e perfette, geometricamente progettate, pronte per essere comprate e mangiate».
di Francesca Gambarini Corriere della Sera